Durante le vacanze estive chiunque può ritrovarsi a riflettere su cosa vuole cambiare nella propria vita.
C’è chi sogna di mollare tutto per ricominciare da capo, e chi si ripromette di rallentare, dormire di più o dedicare più tempo a sé, di fare più sport, di iniziare quella dieta, di cambiare il proprio lavoro, etc.
Che cosa sono i buoni propositi estivi? Non sono semplici idee campate in aria. I propositi estivi sono desideri di cambiamento che emergono in un momento di rallentamento o benessere.
Secondo una ricerca di J. Bloom et al. del 2014, si è visto che le vacanze stimolano la flessibilità cognitiva, cioè la capacità di generare più soluzioni e idee.
Questo rende più facile immaginare alternative di vita e progettare azioni concrete, anche se poi la loro realizzazione dipende da molti fattori come ad esempio la chiarezza dell’obiettivo, l’autostima o il semplice sostegno altrui.
Poi, a differenza dei propositi di Capodanno, spesso motivati da sensi di colpa (come perdere peso dopo le feste o l’aver passato poco tempo in famiglia), quelli estivi sono invece più intuitivi, ispirati dalla leggerezza del periodo (meno “dovrei” e più “vorrei”).
Come e dove nascono i buoni propositi estivi?
Nascono in uno stato mentale specifico: quando siamo in vacanza, il cervello abbandona la modalità “sopravvivenza” quotidiana (attenti al burnout!) e attiva una fase di recupero profondo.
Gli studi di S. Sonnentag e C. Fritz del 2015 evidenziano il concetto di psychological detachment, ovvero la capacità di staccarsi davvero da ciò che ci affatica. Leggi anche cosa sono le strategie di “coping”…
Infatti, solo quando smettiamo di pensare alle email, ai turni e agli impieghi, può emergere uno spazio mentale nuovo e fertile.
Inoltre, quando ci allontaniamo dalla routine, non recuperiamo solo energie, ma ci riappropriamo anche della nostra autonomia. In vacanza possiamo scegliere cosa fare, quando farlo e con chi stare, e questa libertà, spesso assente nella vita lavorativa, crea le condizioni ideali per riflettere su ciò che conta davvero.
Non è un caso se molte delle nostre intuizioni più autentiche nascono proprio quando rallentiamo e torniamo in contatto con i nostri desideri, senza pressioni esterne.
Dove nasce questa spinta al cambiamento?
Fisicamente, può nascere ovunque: in una camminata in montagna, sotto un ombrellone o nel silenzio di una casa vuota in città.
Ma, psicologicamente, nasce lontano dal contesto abituale. È il cambiamento dell’ambiente a stimolare una nuova visione.
Non è un caso se studi sulla creatività (come quelli di W. Maddux e A. Galinsky, 2009) mostrano che l’esposizione a culture diverse, anche solo durante un viaggio, stimola la flessibilità mentale e il pensiero laterale.
Quando accade tutto questo? Il momento chiave non è l’inizio della vacanza, quando si ancora mentalmente “dentro” alla routine.
È spesso a metà o verso la fine, quando il corpo ha iniziato a rilassarsi e la mente si è liberata dai doveri.
Sempre De Bloom et al., nel 2012 dimostrano che anche vacanze brevi di 4-5 giorni possono portare benefici percepiti fino a un mese dopo, ma solo se c’è stato vero recupero. Ed è proprio in quel momento di equilibrio fragile, tra riposo e nostalgia per la vacanza che finisce, che emergono le domande più vere: “Voglio continuare così?”, “Cosa cambierei della mia quotidianità?”.
Perché è importante ascoltare questi propositi? Sono segnali che, anche se non verranno realizzati, rappresentano un’autentica risposta al nostro bisogno di allinearci con ciò che ci fa star bene.
Non ascoltare questi segnali significa tornare nella routine senza nuovi stimoli. Rimandare troppo a lungo potrebbe innescare un meccanismo di procrastinazione che ci fa rimanere fermi e si perde l’opportunità di ascoltarsi.
Inoltre, uno studio di Valshtein et al. pubblicato quest’anno, evidenzia che gli obiettivi “in sospeso”, cioè rimandati senza una data o un piano, tendono a perdere forza motivazionale fino a scomparire.
Concludendo, l’estate non è solo una pausa: è un’opportunità di rimessa a fuoco dei propri bisogni.
Come rendere reale il cambiamento?
I propositi che nascono sotto il sole non sono semplici fantasie, ma tracce di un possibile futuro. Ascoltarli, scriverli, trasformarli in piccoli gesti quotidiani può fare la differenza tra vivere per inerzia o scegliere consapevolmente come ripartire.
Alcuni esempi pratici che permettono di trasformare un buon propositivo estivo in un obiettivo reale sono:
- Essere specifici: gli obiettivi chiari attivano più facilmente la motivazione e il senso di controllo. Dire “voglio stare meglio” è troppo vago; sarebbe meglio “per stare meglio dedico 10 minuti alla lettura ogni mattina”.
- Partire in piccolo: il cambiamento avviene quasi sempre in maniera graduale, pertanto cominciare con piccoli sforzi aumenta la possibilità di riuscita.
- Condividerlo con qualcuno: raccontare a qualcuno il proprio proposito crea un piccolo senso di impegno e supporto. Anche un messaggio a un amico (o a un familiare / fratello/sorella?) può fare la differenza.
- Tenerlo visibile: scrivere su carta o tenerlo appuntato nel telefono rende il proposito reale e presente. La scrittura ha un effetto di ancoraggio mentale: non solo chiarisce l’obiettivo, ma ci ricorda perché l’abbiamo scelto.
- Darsi tempo: i cambiamenti veri hanno bisogno di tempo, infatti non è funzionale aspettarsi trasformazioni immediate. Essere costanti è più utile che cercare la perfezione.
Bibliografia
De Bloom, J. et al., (2012). Effects of short vacations, vacation activities and experiences on employee health and well-being. Stress and Health 28 (4), 305-318.
De Bloom, J. et al., (2013). Vacation (after-) effects on employee health and well-being, and the role of vacation activities, experiences and sleep. Journal of Happiness Studies, 14 (2), 613-633.
De Bloom, J. et al., (2020). Vacation from work: A ‘ticket to creativity’? The impact of recreational travel on the quantity and originality of creative ideas. Tourism Management, 81, 104139.
Maddux, W.W. & Galinsky, A.D., (2009). Cultural border and mental barriers: The relationship between living abroad and creativity. Journal of Personality and Social Psychology, 96(5), 1047-1061.
Sonnentag, S. & Fritz, C., (2015). Recovery from job stress: The stressor-detachment model as an integrative framework. Journal of Organization Behavior, 36 (S1), S72-S103.
Valshtein T. J. et al. (2025). The fate of unpursued goals: Disengagement and mental health. Motivation and Emotion, 49 (1), 123-139.
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