Il DSM-5-TR descrive il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) come uno dei possibili disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti, la cui diagnosi richiede sintomi di intrusione come flashback, incubi e ricordi ricorrenti, tentativi di evitamento di ricordi e situazioni legate all’evento traumatico, alterazioni negative del pensiero e dell’umore e iperattivazione fisiologica e comportamentale.
Tuttavia tale diagnosi risulta spesso non includere molte delle complesse esperienze vissute dalle vittime di eventi traumatici. Ad oggi l’ICD-11 distingue infatti il PTSD e il Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso (C-PTSD) come entità separate, con rispettive eziologie e criteri diagnostici.
Mentre il PTSD è solitamente associato a traumi acuti ed episodi isolati (come incidenti o disastri naturali) il C-PTSD è più frequente in individui che hanno subito traumi interpersonali precoci per mano di una persona cara o con scarsa possibilità di fuga, eventi traumatici ripetuti nel tempo o di molteplice natura. Il C-PTSD è infatti comune in vittime di abusi infantili, abbandono, violenza domestica o sessuale, guerra, ecc.
Così come nel PTSD, anche nella sua variante complessa si verificano sintomi di intrusione e risperimentazione dell’evento, tentativi di evitamento e ipervigilanza, con l’aggiunta di una significativa disregolazione e discontrollo di impulsi ed emozioni, talvolta arrivando a comportamenti autolesivi e episodi dissociativi di fronte a fonti di stress intollerabili; un’alterazione della propria identità, percependosi come colpevoli, deboli e danneggiate; e difficoltà interpersonali a causa dell’ipervigilanza e della scarsa fiducia verso gli altri che impedisce di entrare in relazione e porta all’isolamento sociale.
Per tali motivi in ambito clinico il C-PTSD può essere confuso con il Disturbo Borderline di Personalità.
Il C-PTSD, inoltre, non si limita ai criteri diagnostici sopracitati, è infatti spesso accompagnato da svariate condizioni psicofisiche a cui le vittime di trauma complesso risultano essere maggiormente vulnerabili rispetto alla popolazione generale.
Tra queste troviamo disturbi dell’immagine corporea, del comportamento alimentare e autolesionismo, spesso come tentativo di ristabilire controllo sulla realtà o come conseguenza del discontrollo degli impulsi. Sono frequenti, inoltre, ideazione e talvolta tentativi suicidari, visti dalla persona come unica modalità di uscita dalla sofferenza e dalla sensazione di costante pericolo in cui si sentono bloccati.
I pazienti con C-PTSD riportano spesso anche sintomi somatici cronici quali dolori addominali, sintomi gastrointestinali, cefalee, disturbi del sonno, ecc. spesso ricollegabili all’iperattivazione del Sistema Nervoso Centrale più che ad effettive diagnosi mediche.
Tuttavia opportuno menzionare che l’iperproduzione cronica di cortisolo in seguito al trauma complesso aumenti il rischio di sviluppare svariate problematiche a livello di salute come malattie cardiovascolari, patologie autoimmuni, disturbi del sistema nervoso (incluse condizioni neurodegenerative come Alzheimer, demenza e Parkinson) o di aggravare malattie preesistenti.
Diventa in tali casi rischioso attribuire i sintomi del paziente al trauma complesso senza ricercare eventuali cause mediche o, al contrario, ignorare il contributo del C-PTSD nell’andamento della patologia, è quindi opportuno che le diverse figure della salute fisica e mentale collaborino e si confrontino per distinguere l’effettiva causa dei sintomi e trattarli di conseguenza.
Il trattamento del C-PTSD deve essere quindi differenziato da quello del PTSD “semplice”, non solo per la natura del trauma in sé, ma anche a causa delle frequenti memorie precoci non direttamente accessibili e per le profonde conseguenze che tali esperienze hanno sull’identità della persona.
Le priorità includono una prima fase di stabilizzazione per ridurre i sintomi e creare un’alleanza terapeutica, solo successivamente si può passare all’effettivo lavoro sui ricordi legati al trauma attraverso tecniche come l’Eye Movement and Desensitization and Reprocessing (EMDR), la Written Exposure Therapy e le terapie somatiche orientate al corpo.
Infine si mira alla riabilitazione del paziente nelle varie aree di vita precedentemente compromesse dal disturbo. In caso di forti componenti dissociative, quest’ultima fase cerca di riabilitare il senso di sé e renderlo coeso.
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