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5 buoni motivi per frequentare un laboratorio di teatro

Recentemente ho partecipato ad un laboratorio teatrale condotto da Daniele Timpano ed Elvira Frosini, attori e registi di Zombitudine, uno spettacolo sulla nostra attuale condizione di zombi nella nostra zombi-società…

Come sempre, è dalle mie esperienze che traggo spunti per scrivere i miei articoli, motivo per cui ho pensato di dedicare un post alle potenzialità offerte dal teatro creativo e di improvvisazione.

1– Si gioca: anche se in lingua italiana l’arte del “fare teatro” viene resa con il verbo “recitare”, in altre lingue europee il nostro “recitare” si rende con il verbo “giocare” (“to play” in inglese, “jouer” in francese ad esempio) Quindi, anche se nella nostra società permane ancora la triste equazione del recitare = fingere/rappresentare, nel teatro creativo e di improvvisazione è vero il contrario: si parte dal gioco in quanto tale, come bisogno imprescindibile dell’essere umano, per concepire un quid inedito e inaspettato.

2- Si esercita l’autoconsapevolezza: è nella fase preliminare del training o del riscaldamento in particolare, che si può riprendere il contatto con noi stessi, staccando dalla vita frenetica nella quale siamo immersi ogni giorno, imparando ad ascoltare cosa avviene dentro di noi, nel qui ed ora. Esercitare l’autoconsapevolezza significa quindi prestare attenzione al dettaglio: alla respirazione, ai movimenti del corpo, ai fluidi che circolano al suo interno, alle emozioni che si percepiscono nel momento presente etc…

3- Si affina la capacità di ascolto: lavorando in gruppo, si affina la capacità di ascolto, che si incrementa progressivamente attraverso gli esercizi proposti dal conduttore. L’ascolto reciproco consente di ridurre eventuali incomprensioni, stimolando la ricerca di migliori possibilità espressive.

4- Si entra in empatia con gli altri: praticando l’ascolto reciproco, si può entrare anche più facilmente in empatia con i membri del gruppo. La capacità di entrare in risonanza con la stato interiore di un altro è stata descritta per la prima volta dallo psicologo Carl Rogers, il quale descrive l’empatia come la capacità di…

“percepire lo schema di riferimento interiore di un altro con accuratezza e con le componenti emozionali e di significato ad esso pertinenti, come se una sola fosse la persona, ma senza mai perdere di vista questa condizione di come se

5- Si impara a sospendere il giudizio: praticando l’ascolto e l’empatia, si impara progressivamente ad abbattere anche il più grande killer della nostra società, cioè il giudizio incondizionato. Il teatro creativo e di improvvisazione insegna che tutto è possibile, e se incappiamo in convinzioni limitanti, legate al giudizio ridondante su noi stessi o su come ci possono percepire gli altri sulla scena, è perché abbiamo bisogno di abbattere tutte quelle sovrastrutture legate alla forma, al “si deve fare così”, al pensiero convergente etc…

Personalmente ritengo il teatro la forma d’arte più democratica che esista, perché a nessuno è preclusa la possibilità di fare dono di sé stessi e sperimentare quella teatralità che per il regista e attore Stefano Cenci..

“procede da una dichiarazione di esistenza e permette alle persone di rivelare il segreto di un’anima ritratta nella sua intimità”.

In definitiva, “un teatro che non sia rappresentazione del reale, ma piuttosto intensificazione dell’esistenza”, come suggerisce l’espressione di Teatro dell’Umano.

Credit immagine: http://motorcitymuckraker.com/wp-content/uploads/2013/08/Movie-theater.jpg

Di Laura Pagano.

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